Istat, situazione italiana drammatica di fronte al presidente Napolitano
Presentato il rapporto annuale al presidente Napolitano che ha individuato un gap difficile da raggiungere in breve tempo, per giovani e donne ma sosprattutto per la generazione anni 80 e per il Sud che sembra non avere futuro. In Italia “la crisi ha portato indietro le lancette della crescita di ben 35 trimestri, quasi dieci anni” e la “moderata ripresa” ne ha fatti recuperare 13 e continua: “l’Italia ha realizzato la performance di crescita peggiore tra tutti i Paesi dell’Unione europea, con un tasso medio annuo di appena lo 0,2% contro l’1,3% registrato dall’Ue e l’1,1% dell’Uem“.
Precarietà: la crisi economica ha eroso problemi tipici che già esistenti si sono amplificati. Basti pensare ai soli giovani per cui la quota di lavoratori con contratti a tempo determinato o collaborazioni ha raggiunto il 30,8% del totale dei giovani occupati. Nel 2010 sono poco oltre i 2 milioni, 134mila in più rispetto a un anno prima, i giovani che non lavorano e non frequentano alcun corso di istruzione o formazione.
Disoccupazione al Sud: nonostante la crisi si sia fatta sentire maggiormante al nord, non si può nascondere come “più della metà delle persone che hanno perso il lavoro erano residenti nel Mezzogiorno“, dove l’occupazione si è ridotta di 280mila unità.
Soglia povertà: già la Caritas aveva alnciato l’allarme ma preso sotto gamba è necessitata la posizione dell’Istat per dare una verifica del fenomeno: Circa un quarto degli italiani (il 24,7% della popolazione, più o meno 15 milioni) “sperimenta il rischio di poverà di esclusione sociale“. Si tratta di un valore – rileva l’Istat – superiore alla media Ue che è del 23,1 per cento. Siamo stati criticati nell’articolo I rischi fatali di Tremonti (ndr tag caritas) in merito ai dati sulla povertà e i lettori questa volta si dovranno ricredere!

