Federalismo municipale, decreto rispedito al mittente.
Federalismo municipale, il decreto è stato rimandato dal Presidente della Repubblica alla Camera perché ha detto “non ci sono le condizioni per poter ricevere, a garanzia della legittimità di un provvedimento di così grande rilevanza, il decreto approvato ieri dal governo“. Poi continua: “Non essendosi con tutta evidenza perfezionato il procedimento per l’esercizio della delega previsto dai commi 3 e 4 dall’art. 2 della legge n. 42 del 2009 che sanciscono l’obbligo di rendere comunicazioni alle Camere prima di una possibile approvazione definitiva del decreto in difformità dagli orientamenti parlamentari”.
Se il decreto fosse stato approvato dal Quirinale cosa sarebbe cambiato?
- tassa municipale che sostituisce l’ICI, chiamata IMU ma non sulla prima casa con aliquota al 7,6 ma ritoccabile sia al rialzo che al ribasso e ingloberà l’Irpef sugli immobili.
- una tassa comunale di scopo per realizzare nuove infrastrutture
- una tassa di soggiorno per tutti i comuni capoluoghi di provincia e a vocazione turistica ma non più alta di 5 euro per stanza a persona.
- i comuni avranno un’ addizionale Irpef e avranno una quota del gettito IVA
- affitti: imposta cedolare secca: tasse al 21% su canoni liberi e al 19% su canoni concordati e niente adeguamenti dei fitti all’inflazione
Le critiche dell’ opposizione mettono in evidenza come questa sia la riforma dell’aumento delle tasse. Secondo Tremonti “è la più grande riforma strutturale mai iniziata in questo paese” e secondo Calderoli “non ci sono nuove tasse ma sono quelle già esistenti che il comune può o non può attivare”.

