Confindustria alla Fiera di Parma. Ecco il punto
Riassunto: L’economia è ferma – Questa è la triste visione degli imprenditori che hanno applaudito in moltissimi all’analisi preoccupata di Confindustria nel convegno organizzato alle Fiere di Parma. Tutto questo davanti al ministro dell’Economia, al fine ovviamente, di aumentare la pressione sul Governo, memori della promessa di Tremonti: “Priorità alla riforma fiscale“.
Ha aperto il dibattito Luca Paolazzi, direttore del Centro studi di Confindustria, chiedendo di voltare pagina nella gestione dell’economia tramite l’abbattimento delle tante muraglie all’interno del nostro Paese, vera minaccia alla modernità delle imprese e dei mercati.
Di fronte ad una vasta platea di imprenditori Paolazzi ha analizzato i cambiamenti dell’ultimo secolo, proprio in occasione del centenario di Confindustira. Un’analisi, questa, incentrata sui progressi fatti nel passato e sugli obiettivi mancati del presente, tra i quali il calo del prodotto interno lordo pro capite, che negli ultimi dieci anni è sceso del 4,1% e che da qui al 2014 si attesterà sotto la media Ue di almeno 10 punti.
Un futuro “fosco” che necessita di un cambio di passo: la ricetta suggerita da Paolazzi è molto semplice “più concorrenza, più libertà d’impresa, meno burocrazia, più infrastrutture, energia meno cara, riforme del mercato del lavoro, migliore formazione ed Università maggiormente basata sui meriti”.
Alla fine del dibattito è arrivata la promessa agli industriali, direttamente dal ministro Tremonti, il quale non ha negato l’empasse: “Il rischio non è finito. E’ come in un videogame… la crisi è mutata”. Colpa della globalizzazione, che ha portato a un radicale e repentino cambiamento.
Il passaggio è stato anche dal debito privato a quello pubblico: “Ogni 8 secondi si emette 1 milione di euro di titoli pubblici. Il problema non è emetterli, è collocarli. Ma il debito pubblico o privato è sempre debito ed il debito è sempre pericoloso”. Il Governo italiano, secondo il Ministro, avrebbe invertito la marcia: “Per la prima volta la velocità di crescita del deficit e del debito pubblico italiani è inferiore alla media europea”.

